Italia De Profundis di Giuseppe Genna è un libro che è stato molto letto e molto discusso quest’anno. E noi arriviamo tardi, ma vogliamo comunque dirvene, se non vi spiace.
Non conoscevo lo scrittore, anche se ha già un bel po’ di libri alle spalle. Come dire, non si parla di un romanzo di debutto. Non si parla nemmeno di un “romanzo”, a voler essere sinceri: chiamare romanzo questo libro è forzare l’idea generale che si ha di un romanzo, ma allo stesso tempo in questo “romanzo-non-romanzo” viene così esaltato il ruolo della narrazione, l’idea base di qualsiasi romanzo, che sarebbe del tutto sbagliarlo non chiamarlo “romanzo”. Lo si legge, ad ogni modo.
C’è una voce narrante, e c’è un personaggio che viaggia attraverso diverse storie, e questo personaggio è Giuseppe Genna (da qui in poi GG). GG personaggio, dunque, GG scrittore, GG protagonista e GG voce narrante. No, non è questione di Ego, è una prospettiva obbligata da quello di cui parla, da quello che celebra: il De Profundis alla nostra nazione. Si inizia col non-racconto (il racconto vero e proprio va a chiudere il libro) in cui GG parte con pathos post-moderno e racconta la perdita di suo padre (reale, ma anche metafora del sottotesto del libro). Da lì una serie di episodi più o meno collegati tra loro della vita di GG: alle prese con droga e trans (profetico come pochi!), ma anche esperienze più ‘alte’ come la sua partecipazione come giurato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2006, il suo ruolo attivo nello staccare la spina ad un uomo in stato vegetale da anni. Tra tutti gli episodi è fitta la trama di rimandi e di percorsi attraverso la società italiana, densa attorno al personaggio, e in cui lui si immerge tanto da sprofondarci.
GG è nervorso per tutto il romanzo e in tutte le sue configurazioni (vedi sopra). Un libro che ti tiene sul filo di un ansia indotta dalla narrazione cerebrale. L’Italia così provinciale, come molti ci accorgiamo che sia diventata, in cui la morte – del padre, di un turista in un villaggio vacanze, del pedofilo in condizione vegetale – viene lasciata ai margini, quasi dimenticata. E come si può progredire tralasciando un tema così cruciale come la Morte? Come questo non può già negare un’evoluzione cultural-sociale di una società?
GG eleva la morte ad emblema della carenza di umanità nella società italiana, quest’Italia investita in pieno dall’orda barbarica, direbbe Baricco, in cui il superficiale prende il posto della sostanza.
Italia De Profundis è anche un méta-romanzo, con diverse digressioni e attente analisi del ruolo dello scrittore, del suo fingere la realtà (interessante lo spunto so come cerchi di andare oltre la forma stereotipica dei dialoghi in un libro), e degli intellettuali italiani e non. La profondità di una figura come David Lynch, che incontra – scena verosimile – durante il festival di Venezia, emblema di questa cultura che si mette per traverso rispetto al flusso di cultura a cui siamo abituati. Chi l’ha deciso che un romanzo (o un film) debba essere ‘facile’ da leggere? Perchè rinnegare la fatica nel comprendere un messaggio intellettuale teso ad arricchirci ?
Romanzo-non-romanzo, queto di GG, inserito dal combo Wu Ming nelle discussioni intorno il New Italian Epic, e lì descritto come:
[...] un ulteriore uso eversivo dell’allegoria è nel forzare la dimensione soggettiva di un’autobiografia che, nell’esporre una sorta di discesa agli inferi di un io narrante che non riesce a cominciare la narrazione, si rovescia nell’allegoria morale e politica di un’Italia che bisogna disimparare ad amare.
Il vero racconto, che arriva come a chiusura di diverse considerazioni, è la storia di GG in vacanza in un villaggio turistico che riesce ad andare olre l’etichetta di non-luogo e diventa il paese reale, vissuto dalle persone reali. E GG tra loro, non diversamente da loro, anzi uno di loro. Uno che però si fa più domande, si chiede che senso ha vivere come la società ci sta dicendo di vivere.
GG come Houellebecq in Piattaforma, ma senza il mantello del cinismo; GG come David Foster Wallace in Una cosa divertente che non farò mai più, ma senza il distacco di quello che la sa più lunga dell’uomo comune, senza il velo snob tipico della satira dell’intellettuale. GG arde del fuoco generato dalla massa.
GG , in estrema sintesi, col suo De Profundis ha partorito un libro che deve far discutere, e ci riesce.
di Giuseppe Genna, Italia De Profundis, Minimum Fax