Gli Heima sono un duo acustico al loro primo EP autoprodotto (omonimo). Il genere oscilla tra il post rock e l’ambient con venature di dream pop. Brani piacevoli da ascoltare, poco coinvolgenti dal punto di vista ritmico ma con una densa carica spirituale che stimola la nostra sensibilità. Brani da ascoltare ad occhi chiusi, rilassanti e sognanti.
Il primo brano (Fade) è probabilmente il migliore sia da un punto di vista canoro, con canto e controcanto ben assortiti ed arricchiti da una voce delicata ed ispirata, che armonicamente, con chitarra semplice ed essenziale. L’unica pecca del pezzo è la sezione ritmica che confonde il tema del brano appesantendo la leggerezza della melodia.
Il secondo brano (Odd Habits) perde l’armonia del precedente. La voce poco convincente acquista colore e calore solo durante la sezione in cui è presente il controcanto. Lo stesso accade per la chitarra che aprendo l’arpeggio sulle tonalità alte maschera piacevolmente l’intro iniziale che non convince né in armonia né in espressione. Stavolta la sezione ritmica accompagna decentemente il brano.
Nel terzo brano (Searching) la voce torna a riscaldare l’aria con un’armonia deliziosa piena di particolari come i respiri e lo schiudersi delle labbra che donano al brano l’autenticità che merita. La chitarra accompagna bene il canto seguendo lo stesso percorso di originalità piena di piccoli particolari (rumore di corde sotto le dita…ben apprezzato se fatto bene).
Il chiaro riferimento ai Sigur Ros rappresenta un punto forte per il duo Heima che focalizzano il loro messaggio musicale sul tema “dreaming”. Il risultato finale è piacevole, anche se povero di arrangiamento che probabilmente è ciò che fa la differenza per questo genere di musica.
Anche se lontani dall’Islanda gli Heima si avvicinano ad un loro suono caratteristico, ancora pieno di dubbi e incertezze, ma originale e sognante.
arriverà mai. Il terzo brano (“Ca&Wo”) presenta una struttura interessante. Anche se l’intro ricorda “Any other name” di Thomas Newman (American Beauty) lo strumentale evolve sorretto da un buon cantato melodico, ben eseguito ed incrociato piacevolmente con l’arpeggio. Il quarto brano (“Empty thougths”) conferma pienamente il messaggio espresso nel titolo. I restanti due brani rimangono sospesi in un’atmosfera onirica dove la musicalità è al solito deturpata dall’arrangiamento elettronico.

Wonderland è il primo album di Chiara Ragnini (in arte Ceanne Mckee).

