Giorgio Vasta presenta Il Tempo Materiale

by idna - Libri - 11 gennaio 2010

Venerdì 15 gennaio alle 20
al circolo Arci Annexia
viale Africa 31/G, Catania.
Con l’autore interviene Alessandro Garigliano

Sabato 16 Gennaio alle 18.30
nell’ambito della rassegna
Altro Sud – Voci della nuova letteratura del Sud
al Biblios Café Libreria
via del Consiglio Reginale 11, Ortigia (SR)
Intervengono
Vittoria TomassiniAngelo Orlando Meloni

Uno dei romanzi rivelazione del 2009.

Antichrist

by idna - Cinema - 29 dicembre 2009

Cosa consociamo di Lars Von Trier ? Certamente i classici (da Le Onde del Destino a Festen) e i più recenti successi di critica: il teatrale Dogville (col meno noto seguito Manderlay e Wasington a chiudere la trilogia – quest’ultimo in fase di produzione). E ci ha di certo colpito qualche anno fa con quella che verrà ricordata come la prima ‘commedia’ del regista danese, Il Grande Capo. Conosciamo l’idea di base che portò al manifesto Dogme 95, in cui le mani del regista venivano legate, ed in cui una collezione di restrizioni portava ad ispirare pellicole sperimentali, a volte esercizi di stile altre volte (Idioti e il già citato Festen). E abbiamo pure visto gli esordi (Epidemic, Europa, Medea…). Insomma lo conosciamo abbastanza, e quindi non si poteva perdere la visione dell’ultimo suo prodotto, Antichrist presentato a Cannes e nel cui cast troviamo nomi come Charlotte Gainsbourg e Wille Dafoe, gli innominati Lui e Lei nella storia di cui sono gli unici protagonisti.

Esperire Von Trier è sempre una fatica (con poche eccezioni): quasi universalmente infatti il danese è riconosciuto come uno regista i cui lavori non semplicemente fanno pensare, riflettere, ma fanno proprio faticare le meningi. Labirinti psichici creati con poco o basati sull’anilisi delle relazioni più naturali come quelle di un nucleo familiare (penso a Festen) o di un ambiente lavorativo (Il Grande Capo). In questo Antichrist il nodo principale sta nel rapporto tra moglie-marito e nel travagliato modo in cui da loro viene elaborato il lutto dovuto alla perdita del loro unico genito ancora infante.

Il titolo del film fa pensare ad esperienze sataniche che, sì ci sono, ma sono a margine e per decorare la figura di lei, in un contesto di foreste nello stato di Washington, fuori da Seattle (quelle stesse – con ogni probabiltà – in cui il Kurt Cobain di Gus Van Sant passeggiava in Last Days). Il film è una delle più estreme esperienze offerte da Von Trier, con scene molto esplicite di sesso, violenza (e chiaramente la combinazione dei due). I due protagonisti, innominati nel film e quindi resi ancora più iconici, scelgono l’isolamento in una baita in mezzo alla foresta per superare il difficile travaglio del lutto del proprio figlio. Il Lui in questione è uno psicologo che decide di curare/aiuare Lei in questo difficile momento. Il film è dedicato al regista russo Andrei Tarkovsky, ma il cinema a cui si avvina di più è – a nostro avviso – quello di Jodorowsky, ricco e denso di simboli e richiami (con una strana trinità che si forma nel mezzo della foresta formata da un corvo  – che resuscita – una volpe – parlante – e un cervo – che ha appena abortito…).

Il film, diviso in capitoli, viene inframmezzato da certe scene più artistiche e didascaliche che gli hanno probabilmente la nomination alla Palma D’Oro a Cannes, mentre il premio vinto in quell’occasione è stato quello di Miglior Attrice per la Gainsbourg, nei panni di una donna che definire sull’orlo di una crisi di nervi sarebbe una approssimazione per difetto. Spesso nuda in scena, Lei è una donna che diventa misogina attraverso lo studio delle persecuzioni alle streghe nel Medioevo. Un personaggio obiettivamente complesso e da lei interpretato con naturalità (e… poco altro).

In generale non ci è parso però un film riuscito al 100%: il regista, bravissimo a rendere intricate trame, a sto giro si perde un po’ da qualche parte, e con un finale che non svelo ma che è forse la più logica chiusura del cerchio. Sarà forse un problema di aspettative, ma il film esprime troppo, e lo sguardo da spettatore bombardato scena dopo scena ne esce fuori provato più del necessario.

Link:

- Antichrist su IMDb

Italia de Profundis, G. Genna

by idna - Libri - 2 dicembre 2009

Italia De Profundis di Giuseppe Genna è un libro che è stato molto letto e molto discusso quest’anno. E noi arriviamo tardi, ma vogliamo comunque dirvene, se non vi spiace.

Non conoscevo lo scrittore, anche se ha già un bel po’ di libri alle spalle. Come dire, non si parla di un romanzo di debutto. Non si parla nemmeno di un “romanzo”, a voler essere sinceri: chiamare romanzo questo libro è forzare l’idea generale che si ha di un romanzo, ma allo stesso tempo in questo “romanzo-non-romanzo”  viene così esaltato il ruolo della narrazione, l’idea base di qualsiasi romanzo, che sarebbe del tutto sbagliarlo non chiamarlo “romanzo”. Lo si legge, ad ogni modo.

C’è una voce narrante, e c’è un personaggio che viaggia attraverso diverse storie, e questo personaggio è Giuseppe Genna (da qui in poi GG). GG personaggio, dunque, GG scrittore, GG protagonista e GG voce narrante. No, non è questione di Ego, è una prospettiva obbligata da quello di cui parla, da quello che celebra: il De Profundis alla nostra nazione. Si inizia col non-racconto (il racconto vero e proprio va a chiudere il libro) in cui GG parte con pathos post-moderno e racconta la perdita di suo padre (reale, ma anche metafora del sottotesto del libro). Da lì una serie di episodi più o meno collegati tra loro della vita di GG: alle prese con droga e trans (profetico come pochi!), ma anche esperienze più ‘alte’ come la sua partecipazione come giurato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2006, il suo ruolo attivo nello staccare la spina ad un uomo in stato vegetale da anni. Tra tutti gli episodi è fitta la trama di rimandi e di percorsi attraverso la società italiana, densa attorno al personaggio, e in cui lui si immerge tanto da sprofondarci.

GG  è nervorso per tutto il romanzo e in tutte le sue configurazioni (vedi sopra). Un libro che ti tiene sul filo di un ansia indotta dalla narrazione cerebrale. L’Italia così provinciale, come molti ci accorgiamo che sia diventata, in cui la morte – del padre, di un turista in un villaggio vacanze, del pedofilo in condizione vegetale – viene lasciata ai margini, quasi dimenticata. E come si può progredire tralasciando un tema così cruciale come la Morte? Come questo non può già negare un’evoluzione cultural-sociale di una società?

GG eleva la morte ad emblema della carenza di umanità nella società italiana, quest’Italia investita in pieno dall’orda barbarica, direbbe Baricco, in cui il superficiale prende il posto della sostanza.

Italia De Profundis è anche un méta-romanzo, con diverse digressioni e attente analisi del ruolo dello scrittore, del suo fingere la realtà (interessante lo spunto so come cerchi di andare oltre la forma stereotipica dei dialoghi in un libro), e degli intellettuali italiani e non. La profondità di una figura come David Lynch, che incontra – scena verosimile – durante il festival di Venezia, emblema di questa cultura che si mette per traverso rispetto al flusso di cultura a cui siamo abituati. Chi l’ha deciso che un romanzo (o un film) debba essere ‘facile’ da leggere? Perchè rinnegare la fatica nel comprendere un messaggio intellettuale teso ad arricchirci ?

Romanzo-non-romanzo, queto di GG, inserito dal combo Wu Ming nelle discussioni intorno il New Italian Epic, e lì descritto come:

[...] un ulteriore uso eversivo dell’allegoria è nel forzare la dimensione soggettiva di un’autobiografia che, nell’esporre una sorta di discesa agli inferi di un io narrante che non riesce a cominciare la narrazione, si rovescia nell’allegoria morale e politica di un’Italia che bisogna disimparare ad amare.

Il vero racconto, che arriva come a chiusura di diverse considerazioni, è la storia di GG in vacanza in un villaggio turistico che riesce ad andare olre l’etichetta di non-luogo e diventa il paese reale, vissuto dalle persone reali. E GG tra loro, non diversamente da loro, anzi uno di loro. Uno che però si fa più domande, si chiede che senso ha vivere come la società ci sta dicendo di vivere.

GG come Houellebecq in Piattaforma, ma senza il mantello del cinismo; GG come David Foster Wallace in Una cosa divertente che non farò mai più, ma senza il distacco di quello che la sa più lunga dell’uomo comune, senza il velo snob tipico della satira dell’intellettuale. GG arde del fuoco generato dalla massa.

GG , in estrema sintesi, col suo De Profundis ha partorito un libro che deve far discutere, e ci riesce.

di Giuseppe Genna, Italia De Profundis, Minimum Fax

Barbagallo – floppy disk

by idna - Musica - 31 agosto 2009

floppydisk

Barbagallo (per gli amici Carlo) è una splendida nuova realtà nel panorama musicale  sviluppatasi sull’asse Catania-Siracusa. In Floppy Disk c’ha messo dentro tutto: un blues spennato, un folk acido alla Syd Barret, country de noiantri, rock’n'roll a fiumi, e qualche retro-gusto di post-rock che ci sta sempre bene, soprattutto per uno come lui che con il progetto Suzanne’Silver ha subito il battesimo a cura della famiglia Tilotta (aka Uzeda) e si è meritato un disco uscito negli USA e un tour nella west coast (e scusate se è poco).
Ma Barbagallo così uscito dai ranghi, da solo mette insieme un circo che chi se lo poteva aspettare? anzi, chi se lo può permettere in questi tempi di crisi? Uno di quei dischi che girarà solo tra gli amici e tutti penseranno che è davvero un peccato, e che il ragazzo c’ha talento da vendere.
Ci sono pezzi scoppiettanti come Cold shiver, tra Stereolab (“Cold shiver”) e Robert Wyatt (la butto lì), tutto up tempo e con ghirigori tutto attorno. “Yolkrise” è la ballata da Wilco o Elliott Smith, ma parecchio post-moderna, doppie voci ad incrocio, un pianoforte trascinatore.
E l’impressione ad ogni salto da una traccia all’altra è la stessa di quando si scorre con le dita tra vecchi LP in un negozio di dischi: se ne prende uno in mano, si soffia via la polvere e si lascia che l’isparazione trovi il suo seguito.
Il minimalismo blues di “Spectacle” è da cupo pianobar fumoso (in un mondo perfetto). L’ascendente anni ‘70 è innegabile, ma la sostanza va oltre i richiami, che in alcune parti sono anche un po’ confusi. Bella prova per Barbagallo, un contributo al limite con l’anacronismo.

Il disco è uscito in poche copie in versione CD, ma si trova da scaricare sulla piattaforma Bandcamp, ottimo trampolino di lancio per band emergenti.

Link utili:

- Barbagallo su Myspace

- Barbagallo su Bandacamp (da dove acquistare il disco)

HC-B – soundcheck for a missing movie

by idna - Musica - 25 giugno 2009

HC-BHC-B sta per Henri Cartier-Bresson, arcinoto maestro della fotografia che questo giovane gruppo catanese deve conoscere molto bene visto che ogni pezzo di questo, che è il suo primo album importante, si può benissimo prendere come colonna sonora di questo bianco e nero classico sbucato fuori dalla Leica del maestro. Il titolo rivendica intenzioni più cinematiche, e a proposito si dice cinematico di un disco o una musica che evochi immagini in movimento, colonne sonore ecc…, ma non mi viene in mente un aggettivo per specificare musica da sovrapporre ad immagini. Quindi vado oltre.
Il passo lento e fragile di “Black” trascina l’ascoltatore ad attraversare tutto l’album; sarà la ritmica e questo sottofondo cupo che mi fa pensare ai Sigur Rós (vedi anche “A dusty book, a city of lights”). Ma basta sapere aspettare, la fuga del pezzo è pieno stampo post-rock. Così “Slow compensation” ci riporta alle radici del genere (June of ‘44). Suoni puliti e pregiati un po’ ovunque, una produzione encomiabile.
Lunghi passaggi alternati da brevi riprese. Se ci fosse un violino dominante staremmo ascoltando i Dirty Three (lo devono aver pensato quelli dell’etichetta australiana Hidden Shoal che pubblica il disco), e i violini ci sono (“Crystal Lane”) ma più spesso le melodie hanno il timbro di chitarre pulite che si incrociano, come nelle migliori occasioni del post-rock. Tempi che cambiano, diversi movimenti si alternano in 10 minuti di puro folgore musicale. Rifuggo dal puro plagio di stilemi da Mono, Explosions in the Sky, eppure si sanno arrabbiare pure loro (“Missing Movie”).

Manca il film insomma, ma poco male quando la musica è quella giusta.

links:

- Sito Ufficiale

- HC-B su myspace

- l’etichetta Hidden Shoal

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