HC-BHC-B sta per Henri Cartier-Bresson, arcinoto maestro della fotografia che questo giovane gruppo catanese deve conoscere molto bene visto che ogni pezzo di questo, che è il suo primo album importante, si può benissimo prendere come colonna sonora di questo bianco e nero classico sbucato fuori dalla Leica del maestro. Il titolo rivendica intenzioni più cinematiche, e a proposito si dice cinematico di un disco o una musica che evochi immagini in movimento, colonne sonore ecc…, ma non mi viene in mente un aggettivo per specificare musica da sovrapporre ad immagini. Quindi vado oltre.
Il passo lento e fragile di “Black” trascina l’ascoltatore ad attraversare tutto l’album; sarà la ritmica e questo sottofondo cupo che mi fa pensare ai Sigur Rós (vedi anche “A dusty book, a city of lights”). Ma basta sapere aspettare, la fuga del pezzo è pieno stampo post-rock. Così “Slow compensation” ci riporta alle radici del genere (June of ‘44). Suoni puliti e pregiati un po’ ovunque, una produzione encomiabile.
Lunghi passaggi alternati da brevi riprese. Se ci fosse un violino dominante staremmo ascoltando i Dirty Three (lo devono aver pensato quelli dell’etichetta australiana Hidden Shoal che pubblica il disco), e i violini ci sono (“Crystal Lane”) ma più spesso le melodie hanno il timbro di chitarre pulite che si incrociano, come nelle migliori occasioni del post-rock. Tempi che cambiano, diversi movimenti si alternano in 10 minuti di puro folgore musicale. Rifuggo dal puro plagio di stilemi da Mono, Explosions in the Sky, eppure si sanno arrabbiare pure loro (“Missing Movie”).

Manca il film insomma, ma poco male quando la musica è quella giusta.

links:

- Sito Ufficiale

- HC-B su myspace

- l’etichetta Hidden Shoal



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