Chasta Days

by rielax - Situazioni, Viaggi - 21 gennaio 2010

Riders dello stivale state pronti perché il sud farà parlare di sè!
Sulle pendici del vulcano più alto d’Europa, davanti ad un mare blu sarà possibile trascorrere una settimana da urlo! E’ in arrivo sull’Etna: i Chasta Days!
Giunto alla sua seconda edizione, il CHASTA DAYS è una manifestazione che vede i più grandi atleti di snowkite del mondo competere tra loro volteggiando liberamente tra la neve e il cielo.
L’evento, organizzato da Ozone Italia e da EtnaSnow, apre la sua 1° tappa con l’Etna e la carovana di atleti professionisti provenienti da tutto il mondo, come: Renzo Mancini, Matt Taggart, Dominik Zimmerman, Kari Schicvebagen.
A presenziare l’evento, lui: Guillaume Chastagnol.
Etnasnow, organizzatore locale dei CHASTA, ha riservato per tutti i rider siciliani il 1° SNOWCAMP FREESTYLE: il primo snowcamp organizzato sull’Etna svolto da atleti professionisti Blackhole, partner EtnaSnow. Gli atleti: Vittorio “Vitto” Palamà (snowboarder) e Nicola “Ciop” Ciapponi (skier) daranno spettacolo e aiuto a tutti coloro i quali vorranno imparare nuovi trick o semplicemente migliorare il proprio freestyle, senza andare all’altro capo dell’Italia spendendo cifre da capogiro!
Il programma dei Chasta Days e dello Snowcamp non prevede solo le ore trascorse in montagna, ma si estende anche al resto della giornata con divertentissime iniziative firmate RedBull, come videogames on the snow, dj-set, street sessions, concerti dal vivo..insomma una settimana di full immersion a stretto contatto con i grandi nomi dello snowboard e snowkite mondiale!
Per tutti i partecipanti alle attività, sarà data la possibilità di usufruire di particolari tariffe presso le strutture convenzionate: Rifugio Sapienza, Residence Serra La Nave.
Se sei stanco del paesaggio alpino, vieni sull’Etna dove potrai fare snowboard guardando il mare, il maestoso fumo elevarsi dai crateri attivi ed in compagnia della community più grande di tutto il sud Italia!
Per maggiori informazioni: www.etnasnow.it / www.chastadays.com

Adriana Riela
Ufficio Stampa EtnaSnow
Skype: adrianariela

TIAGO DELLA VEGA – Hybrid

by Black Funeral - Musica - 14 gennaio 2010

Tiago della Vega è il nome d’arte di un chitarrista brasiliano balzato agli altari della cronaca dopo aver eseguito il “Volo del Calabrone” di Nikolai Rimsky-Korsakov a 320 bpm. Tale impresa gli ha permesso di essere riconosciuto dal Guiness World Records come il chitarrista più veloce del pianeta.

Il riconoscimento, seppur sorprendente e prestigioso, deriva da una lunga sfilza di anni di studi sullo strumento. Infatti, il virtuoso brasiliano aveva appena cinque anni quando ha preso in mano per la prima volta una chitarra classica, passando poi in fretta alla versione elettrica dello stesso strumento e all’ingresso al conservatorio. Dopo aver militato in varie formazioni metal brasiliane, Tiago ha sfruttato la popolarità ottenuta girando il mondo per effettuare lezioni e seminari ed è giunto finalmente alla pubblicazione del suo primo disco solista, “Hybrid”. Il suo debutto come sempre accade in questi casi, è un concentrato di virtuosismi alla sei corde (sette in questo caso visto che il musicista sudamericano usa una Andrellis Tdv a 7 corde e 24 tasti), che spazia tra vari generi e, (è bene premetterlo), non è nemmeno un disco metal nella sua accezione più rigida. Al contrario, il guitarman passa dalla introduttiva “Bugus” dal sapore mediorientale, allo slow rock melodico della successiva “Destiny”, al fusion di “”Distant Dreams”, senza ovviamente dimenticare di strizzare l’occhio all’heavy metal nell’hard rock roccioso di “Lost” e negli accenni power di “Violet Rose”. Non poteva mancare inoltre, per gli appassionati dei guiness, l’episodio che gli ha permesso di ottenere la fama mondiale: “Il volo del Calabrone”.

Hybrid” è un lavoro solista con tutti i pregi e i difetti che ne derivano; riesce sicuramente a mettere in mostra le impressionanti qualità tecniche di Tiago Della Vega che dimostra di essere un genio naturale della chitarra, ma allo stesso tempo in qualche frangente si notano inserimenti affetti da virtuosismo esasperato che appesantiscono le trame dei brani. Tuttavia, questo è un peccato comune a molti suoi colleghi, (tutti a parte Buckethead e in parte Malmsteen), e quindi perdonabile. Detto questo “Hybrid” resta una perla di tecnica sopraffina apprezzabile sopratutto agli appassionati della sei corde. Per tutti gli altri suggeriamo comunque un ascolto, ma con cautela.

IBRIDOMA – Ibridoma

by Black Funeral - Musica - 14 gennaio 2010

Dopo tutti questi anni trascorsi a seguire le attività on the road e in studio di molte band italiane ed estere il nome degli Ibridoma mi era sfuggito. E’ giunto quindi il momento di riparare a questo ritardo cogliendo l’occasione dell’uscita del loro primo full lenght omonimo per l’attivissima Sg Records.

La band viene formata nel 2001 dal batterista Alessandro Morroni e può vantare la pubblicazione di due EP, “Lady of Darkness” del 2005 e “Page 26” del 2007 oltre ad un’intensa attività live che li ha portati ad esibirsi in Portogallo nel 2006 e ad aprire i concerti dell’Ex Maiden Blaze Baley nella sua ultima tournée italiana.

L’album d’esordio sulla lunga distanza dei marchigiani è un tributo storico all’heavy metal classico di chiara estrazione anni ‘80, dove a farla da padrona sono riff potenti e abbastanza thrashy, che affiancati a melodie accattivanti e immediate rendono gran parte del disco abbastanza assimilabile per gran parte del pubblico. Sicuramente il manifesto sonoro degli Ibridoma può essere efficacemente riassunto dal duetto di apertura affidato alle brillanti “Red” e “I’m Not Sorry”, che sono il sunto in musica delle restanti tracce. Con qualche eccezione. Troviamo infatti nel disco due sorprese: “Ibrido” che è molto simile ad alcune produzioni dei Timoria e la ballad “Jenny”. Tuttavia se da un lato le due tracce lasciano intravedere uno sforzo di evoluzione della band, dall’altro il risultato è di scarso valore poiché rende troppo ampia la distanza tra queste e il resto dell’album. Anche perché a parte le prime due song il resto del disco seppur suonato con pregevole fattura e spesso troppo prevedibile e ancorato agli anni d’oro del metallo senza alcuna rilettura personale di quegli anni.

Gli Ibridoma dimostrano di avere mezzi a sufficienza per portare avanti un discorso artistico di buon valore, ma devono fare i conti con una necessaria ricerca personale e di gruppo che li porti a una maggiore personalità e omogeneità del sound. Insomma promossi con riserva ma ci aspettiamo grandi cose da loro.

Giorgio Vasta presenta Il Tempo Materiale

by idna - Libri - 11 gennaio 2010

Venerdì 15 gennaio alle 20
al circolo Arci Annexia
viale Africa 31/G, Catania.
Con l’autore interviene Alessandro Garigliano

Sabato 16 Gennaio alle 18.30
nell’ambito della rassegna
Altro Sud – Voci della nuova letteratura del Sud
al Biblios Café Libreria
via del Consiglio Reginale 11, Ortigia (SR)
Intervengono
Vittoria TomassiniAngelo Orlando Meloni

Uno dei romanzi rivelazione del 2009.

Antichrist

by idna - Cinema - 29 dicembre 2009

Cosa consociamo di Lars Von Trier ? Certamente i classici (da Le Onde del Destino a Festen) e i più recenti successi di critica: il teatrale Dogville (col meno noto seguito Manderlay e Wasington a chiudere la trilogia – quest’ultimo in fase di produzione). E ci ha di certo colpito qualche anno fa con quella che verrà ricordata come la prima ‘commedia’ del regista danese, Il Grande Capo. Conosciamo l’idea di base che portò al manifesto Dogme 95, in cui le mani del regista venivano legate, ed in cui una collezione di restrizioni portava ad ispirare pellicole sperimentali, a volte esercizi di stile altre volte (Idioti e il già citato Festen). E abbiamo pure visto gli esordi (Epidemic, Europa, Medea…). Insomma lo conosciamo abbastanza, e quindi non si poteva perdere la visione dell’ultimo suo prodotto, Antichrist presentato a Cannes e nel cui cast troviamo nomi come Charlotte Gainsbourg e Wille Dafoe, gli innominati Lui e Lei nella storia di cui sono gli unici protagonisti.

Esperire Von Trier è sempre una fatica (con poche eccezioni): quasi universalmente infatti il danese è riconosciuto come uno regista i cui lavori non semplicemente fanno pensare, riflettere, ma fanno proprio faticare le meningi. Labirinti psichici creati con poco o basati sull’anilisi delle relazioni più naturali come quelle di un nucleo familiare (penso a Festen) o di un ambiente lavorativo (Il Grande Capo). In questo Antichrist il nodo principale sta nel rapporto tra moglie-marito e nel travagliato modo in cui da loro viene elaborato il lutto dovuto alla perdita del loro unico genito ancora infante.

Il titolo del film fa pensare ad esperienze sataniche che, sì ci sono, ma sono a margine e per decorare la figura di lei, in un contesto di foreste nello stato di Washington, fuori da Seattle (quelle stesse – con ogni probabiltà – in cui il Kurt Cobain di Gus Van Sant passeggiava in Last Days). Il film è una delle più estreme esperienze offerte da Von Trier, con scene molto esplicite di sesso, violenza (e chiaramente la combinazione dei due). I due protagonisti, innominati nel film e quindi resi ancora più iconici, scelgono l’isolamento in una baita in mezzo alla foresta per superare il difficile travaglio del lutto del proprio figlio. Il Lui in questione è uno psicologo che decide di curare/aiuare Lei in questo difficile momento. Il film è dedicato al regista russo Andrei Tarkovsky, ma il cinema a cui si avvina di più è – a nostro avviso – quello di Jodorowsky, ricco e denso di simboli e richiami (con una strana trinità che si forma nel mezzo della foresta formata da un corvo  – che resuscita – una volpe – parlante – e un cervo – che ha appena abortito…).

Il film, diviso in capitoli, viene inframmezzato da certe scene più artistiche e didascaliche che gli hanno probabilmente la nomination alla Palma D’Oro a Cannes, mentre il premio vinto in quell’occasione è stato quello di Miglior Attrice per la Gainsbourg, nei panni di una donna che definire sull’orlo di una crisi di nervi sarebbe una approssimazione per difetto. Spesso nuda in scena, Lei è una donna che diventa misogina attraverso lo studio delle persecuzioni alle streghe nel Medioevo. Un personaggio obiettivamente complesso e da lei interpretato con naturalità (e… poco altro).

In generale non ci è parso però un film riuscito al 100%: il regista, bravissimo a rendere intricate trame, a sto giro si perde un po’ da qualche parte, e con un finale che non svelo ma che è forse la più logica chiusura del cerchio. Sarà forse un problema di aspettative, ma il film esprime troppo, e lo sguardo da spettatore bombardato scena dopo scena ne esce fuori provato più del necessario.

Link:

- Antichrist su IMDb

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